Politica 12:53

L'Abruzzo è bloccato. Cambiare si può e si deve

Vitale per la Marsica un deciso cambio di rotta della politica regionale


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Si chiude mestamente la legislatura a guida Chiodi, la legislatura delle grandi riforme promesse e del tutto mancate. Nessuna riforma dei trasporti regionali, delle società di gestione dell'acqua, dei distretti industriali, delle Ater, dei troppi carrozzoni regionali. La Regione Abruzzo è come una grande nave priva di rotta e che fa acqua da tutte le parti. Nessuna delle grandi riforme del Presidente Chiodi sono state realizzate ed è mancato un qualsiasi modello di sviluppo di riferimento.

Una situazione particolarmente grave per la Marsica, dove il governo regionale proprio non si è né visto né sentito. La Chiodi-Regione non ha investito sui punti di forza distintivi della Marsica, come la filiera agricolo-alimentare e la posizione geografica centrale (tra Nord e Sud e tra Roma ed Adriatico). L'agricoltura fucense è tuttora priva, a parte poche eccezioni, di un'industria di trasformazione che lasci nel nostro territorio il valore aggiunto della terra, come pure resta chiuso il fondamentale nodo logistico dell'Interporto di Avezzano. Per non parlare della situazione critica della depurazione delle acque e del disimpegno sostanziale della Regione sul miglioramento del sistema dei trasporti locale (pensate solo allo stato disastroso in cui versa la ferrovia...).

La lista delle cose non fatte o incompiute è lunga, troppo lunga, e le elezioni del 25 maggio sono per tutti noi un'occasione storica per cambiare, per ridefinire il ruolo centrale della Marsica nello scenario regionale ed europeo.

Cambiare è urgente oltre che necessario. Gli ultimi dati economici dicono chiaramente che la strada della ripresa economica è ancora lunga, difficile e irta di difficoltà. Sono molte le preoccupazioni degli esperti sulla futura tenuta dell’apparato produttivo regionale in termini di capacità di competere sui mercati internazionali, e certamente neanche l’eccessivo valore dell’Euro aiuterà le esportazioni. Anche il dato sul Prodotto Interno Regionale (PIL) conferma l’incamminamento dell’Abruzzo lungo un sentiero di bassa competitività, bassa crescita, scarsa formazione ed innovazione. La rincorsa dell’Abruzzo si è arrestata: fatto 100 l’indice italiano del PIL per abitante, l’Abruzzo resta inchiodato all’84% circa, punto più o punto meno. Preoccupa il dato sulla disoccupazione e la forte precarizzazione del mercato del lavoro. Preoccupa pure il cedimento abruzzese nelle esportazioni.

Sta andando quindi in crisi proprio il modello di specializzazione internazionale della regione: le imprese abruzzesi “tipiche” manifestano grave affanno sui migliori mercati internazionali, quali sono quelli statunitensi, dove la competizione è senza reti di protezione, dove l’unica cosa che conta la qualità del prodotto. La carta importantissima che la Marsica può giocare nel futuro prossimo è quella della filiera agroalimentare: produzione agricola, specializzazione, innovazione, trasformazione industriale, commercializzazione, ecc..

Ma tutto questo richiede un progetto regionale di politica economica, una oculata spesa delle risorse europee (circa 420mln di euro disponibili nei prossimi quattro anni), il coinvolgimento dei sindaci e delle associazioni di produttori. Le politiche regionali devono cambiare decisamente passo ed occorre concentrare le risorse su interventi efficaci nel miglioramento della produttività del “sistema territoriale Marsica”. Gli investimenti pubblici devono essere selezionati secondo criteri di profittabilità e finanziati per una quota con la partecipazione degli imprenditori locali, utilizzando al meglio le non indifferenti risorse pubbliche disponibili, ad oggi malamente utilizzate dagli assessorati regionali. Ma tali interventi, per risultare efficaci, dovrebbero pure essere veloci, e velocità ed efficienza non fanno certo rima con la burocrazia, o meglio lentocrazia, della Regione attuale.

Cambiare si può. La Regione dovrà fare di più, ma molto di più. Occorre una nuova politica, un nuovo Governo ed una nuova burocrazia regionale, per il futuro della Marsica e dell’Abruzzo, in un Mondo globalizzato sempre più difficile e competitivo.

Cambiare si può lo dobbiamo a noi, ma soprattutto ai nostri figli.

Severino Bastone


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