Cronaca 11:40

Arrestato il legale rappresentante dell’Acqua Santa Croce. Per lui un’accusa di evasione fiscale per 13 milioni di euro

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CANISTRO. Arresti domiciliari per Camillo Colella, legale rappresentante dell’Acqua Santa Croce, nei confronti del quale i finanzieri del Nucleo Polizia Tributaria della Guardia di Finanza dell’Aquila hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip del Tribunale di Avezzano, su richiesta della Procura della Repubblica. A Colella sono stati poi sequestrati beni immobili e risorse finanziarie per un valore di circa 13 milioni di euro.

 

L’indagine, avviata a seguito di una verifica fiscale, eseguita dai finanzieri del capoluogo abruzzese nel 2011 nei confronti della società, ha portato, dopo complesse e articolate investigazioni economico-finanziarie, alla scoperta di rilevanti importi, per circa 9 milioni di euro, sottratti al pagamento dell’imposta sul valore aggiunto e delle imposte sui redditi (Ires, Irap, ritenute alla fonte) relative agli anni dal 2008 al 2013. Colella era stato perciò deferito all’autorità giudiziaria di Avezzano per reati tributari (articoli 10 bis, 10 ter e 10 quater del decreto legislativo 74/2000).

 

Sulla scorta di ulteriori approfondimenti investigativi, le attività d’indagine sono state estese all’accertamento di tutte le posizioni debitorie della società nei confronti del Fisco, anche in considerazione alle pregresse attività ispettive svolte nei suoi confronti da parte della Direzione Regionale Abruzzo e della Direzione Provinciale dell’Aquila dell’Agenzia delle Entrate.

 

L’attività, svolta dal Nucleo Polizia Tributaria della Guardia di Finanza dell’Aquila insieme al personale dell’Agenzia delle Entrate, ha portato alla luce ulteriore materia imponibile che ha fatto lievitare le imposte dovute ma non versate a circa 13 milioni di euro. Importo, questo, sottratto al versamento delle imposte attraverso insidiose ed artificiose manovre di dissimulazione, intercettate e ricostruite dai finanzieri e dai funzionari dell’agenzia fiscale.

 

Questa manovre dissimulatorie, attentamente pianificate e puntualmente realizzate dal patron dell’Acqua Santa Croce, per rendere inefficaci le procedure di riscossione coattiva promosse da Equitalia, consistevano principalmente nell’effettuazione di finanziamenti infragruppo infruttiferi per importi considerevoli. Attraverso simili forme di finanziamento, la società veicolava, quindi, le somme in altre imprese del gruppo senza pretenderne la restituzione, ad esempio attraverso rinunce al credito, nell’intento di svuotare le casse della società vanificando le aspettative del Fisco.

 

Redazione Avezzano Informa