Mercoledì 08 Febbraio 2023

Attualità 06:30

Civitella: studenti e Polizia insieme per parlare di bullismo con il commissario Gennaccaro

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CIVITELLA ROVETO. «Se uno scherzo fa divertire solo la persona o il gruppo di persone che lo fanno e, invece, fa soffrire chi lo subisce, non possiamo più parlare di scherzo, ma è stata oltrepassata una linea sottile e siamo di fronte ad un atto di bullismo». Così il dirigente del Commissariato di Avezzano, Paolo Gennaccaro, ha spiegato il bullismo agli studenti della Scuola Media di Civitella Roveto. Parole, immagini e video per parlare ai giovanissimi di un fenomeno che ha assunto una rilevanza sempre maggiore, soprattutto nella sua forma cyber, con l’uso ormai frequentissimo di internet e dei social network.

 

«Il bullismo c’è sempre stato» ha spiegato Gennaccaro «anche quando sono entrato io in IV ginnasio e, con i nuovi arrivati, andava di moda il cosiddetto “flipper”. Fortunatamente, però, negli ultimi anni se ne parla molto di più». Dopo aver chiarito la differenza tra bullismo fisico e psicologico, il dirigente del Commissariato avezzanese ha evidenziato anche tutti i reati a cui va incontro chi si rende responsabile di questi atti, dalla minaccia alle lesioni, dalla violenza privata all’aggressione. Ai giovani presenti ha suggerito quindi di parlare con i propri genitori e i propri insegnanti, ringraziando anche la preside dell’Istituto Comprensivo “Enrico Mattei”, Maria Venuti, per aver promosso l’incontro, dimostrando così attenzione e sensibilità per un argomento tanto importante. La mattinata è stata organizzata non per “crocifiggere” i bulli, come ha chiarito il Commissario Capo ai giovani presenti, ma per correggere gli atteggiamenti sbagliati già all’inizio dell’adolescenza ed evitare che, domani, possano sfociare in qualcosa di ben più grave.

 

Prima di salutare gli studenti, Gennaccaro ha voluto lasciare un ultimo messaggio, richiamando alla responsabilità anche chi guarda esternamente senza fare nulla. «In questo caso» ha infatti concluso «aiutate il bullo a sentirsi più forte e la vittima a sentirsi ancora più debole».

 

Maria Caterina De Blasis