Venerdì 22 Marzo 2019

Attualità 21:54

Rinuncereste ai vostri deodoranti per le ascelle? Se volete le riserve naturali fatevele sul balcone!

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La discussione sulla strada che si inoltra verso i Prati d’Angro ha raggiunto un livello che sfiora il tragicomico per i cittadini residenti del Comune di Villavallelonga.

 

Ogni buon lettore sa di cosa si tratta: una lingua d’asfalto che permette alle persone di raggiungere località Aceretta all’interno del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. Diverse associazioni ambientaliste si sono stracciate le vesti gridando allo scandalo perché a loro dire quello è un pezzo di natura da salvaguardare e da tutelare.

 

Ed è vero, è un pezzo di natura da salvaguardare e tutelare (come tra l’altro fanno da lungo tempo e con merito le persone di Villa) ma dall’anno mille o prima di lì è un pezzo di territorio del Comune di Villavallelonga e quindi dei suoi cittadini. Si sa, il compito di parchi e riserve naturali è quello della conservazione delle specie vegetali e animali, soprattutto di quelle a rischio estinzione come l’orso marsicano. Ma chi fa della conservazione il proprio mestiere dimentica troppo spesso che in quelle aree ci abitano delle persone in carne e ossa che hanno delle radici ben salde nel proprio territorio e che faticano più di altri ogni giorno a trovare il bandolo della matassa per darsi un futuro: sono tutti quei paesi di montagna lasciati a loro stessi da una politica e da un associazionismo ambientalista molto poco attenti ai bisogni della gente.

 

Diversi cittadini di Villavallelonga sono insorti contro il fermo dei lavori per la strada e i commenti più benevoli sono stati su questa lunghezza d’onda: “Quelli che fanno gli ambientalisti, visto che abbiamo il paradiso terrestre, venissero ad abitare qua tutto l’anno, pagassero le tasse qua e mandassero i figli a scuola da noi”, oppure “è facile parlare stando seduti in poltrona a Pescara o Roma o anche al mare in Sardegna” e ancora “lo sviluppo del turismo che ci hanno promesso dove sta?”. Da ultimo: “Chi sta in città inquina con gli scarichi nocivi e noi dobbiamo provvedere a pagare il prezzo di quell’inquinamento con i nostri alberi?”

 

Qui si potrebbe aprire una lunga discussione ma preferiamo lasciarvi la nota di una mite signora, cittadina di Villavallelonga, che vale più di centomila discorsi: «Oserei dire che l’impatto ambientale di questa strada pluricentenaria è minore di quello che producono i deodoranti per le ascelle che tutti i giorni vengono usati a iosa…Rinuncereste ai vostri deodoranti per le ascelle? È vero, prima l’asfalto non c’era, non avevano inventato neanche il deodorante per le ascelle, ma adesso non si transita più con i carretti e si mette il deodorante. Siccome da un po’ di tempo ho imparato ad informarmi prima di parlare e scrivere a vanvera, ho appreso che i lavori erano stati autorizzati e, dopo che erano state impegnate risorse umane ed economiche, i lavori sono stati bloccati da chi li aveva autorizzati. Pare che la striscia di asfalto sarebbe stata coperta da materiale bio, cosa che il blocco dei lavori adesso impedisce. Sono stata contro la dismissione di questa strada già trent’anni fa , continuo ad esserlo adesso. Una strada che transita attraverso la proprietà privata di un Paese intero e che è stata testimone della nostra storia, non può cadere in rovina. Non amo saltellare di qua e di là della barricata, son sempre dalla stessa parte. Rivendico con forza i diritto ad un transito agevole e libero per tutti soprattutto per chi non può andarci a piedi. Un Paese di 800 anime non ha forza di produrre dissesti ambientali, se volete le riserve naturali, fatevele sul balcone».

 

Della serie: alzi la mano chi vuole che qualcuno gli entri in casa e gli dica come e quando andare a sedersi sulla tazza del bagno.

 

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