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Giovedì 27 Aprile 2017

Attualità 06:00

"Aquilanità nera e disfattista"? Sindaco Di Pangrazio, adesso fuori i nomi dei gufi che tramano contro Avezzano e la Marsica

Il tentativo del sindaco di rispolverare il campanilismo è un gioco pericoloso che rischia di isolare ancora di più la città e la Marsica intera


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AVEZZANO.  E' una scena davvero triste quella del primo cittadino di Avezzano Giovanni Di Pangrazio che, dal palco della Settimana marsicana, arringa la folla contro l'”aquilanità nera” che avrebbe tramato “per impedire alla città di Avezzano di fruire del Parco Arssa”.
Ancora più triste il fatto che il fratello  Giuseppe, Presidente del Consiglio regionale e rappresentante di tutti gli abruzzesi (quindi anche degli aquilani) non abbia avvertito l'esigenza di distinguersi dall'inqualificabile attacco del Sindaco, falso nel merito (nessuno all'Aquila si è mai impicciato del Parco Arssa) e del tutto fuori luogo e fuori contesto.
Ancora una volta il Presidente del Consiglio Regionale ha dimostrato la totale inadeguatezza al delicato ruolo che dovrebbe svolgere con saggezza ed imparzialità, così come è sotto gli occhi di tutti la totale inconsistenza nei risultati della sua azione politica a favore delle aree interne.

E' comunque molto  inquietante il riferimento del Sindaco all'aquilanità nera che tramerebbe contro la Marsica.

 
Nessuno a L'Aquila, dai Consiglieri, al Sindaco, ai cittadini, ha mai espresso alcuna opinione in merito al Parco ARSSA, quindi o Di Pangrazio ha mentito agli avezzanesi inventando una fantomatica faida tra L'Aquila ed Avezzano sull'ARSSA da lui eroicamente  vinta "dopo 4 anni in cui siamo stati a lavorare, siamo stati duri, abbiamo insistito" oppure è a conoscenza di qualcosa che nessun altro sa.


Chi trama dall'Aquila contro la Marsica? Il primo cittadino dovrebbe  fare nomi e cognomi e non solo pesanti allusioni.  E cosa c'è dietro queste pesanti insinuazioni sugli aquilani? Da chi è formata questa "parte dell'aquilanità più nera e disfattista"?

In verità, non è la prima volta che nei suoi discorsi Gianni Di Pangrazio evoca le corde di una marsicanità becera e antistorica, e non è la prima volta che solletica i fantasmi del  campanilismo più deteriore, prendendo di mira gli aquilani, senza riuscire però a far presa sui cittadini.
Il suo strampalato e immotivato attacco alla parte "nera" dell'aquilanità letteralmente strillato dal palco dell'inaugurazione degli eventi estivi non è piaciuto al pubblico presente che non ha infatti plaudito alle parole basse e fuori luogo del sindaco.
La favola dei due eroi che dopo 4 anni di amministrazione sono riusciti a liberare il Parco Torlonia da inesistenti "gufi influenzati dall'aquilanità più nera" non è sembrato ai cittadini presenti un risultato di cui vantarsi in tal modo e in tali termini, tanto più che gli avezzanesi erano già rientrati nel Parco ARSSA nell'estate di due anni fa con la "Notte della Chimera".

Una carta pericolosa, quella che i Di Pangrazio stanno giocando contro L'Aquila. Una carta che finirà inevitabilmente per isolare ancora di più la Marsica dal contesto regionale.
Una carta soprattutto poco credibile ed autocensurante, dato che i f.lli Di Pangrazio occupano postazioni della massima rilevanza anche in Regione: se la città di Avezzano è sempre più spenta ed emarginata,  non dovrebbero fare altro che guardarsi allo specchio.

Il quadro che emerge è quello di un sindaco che sembra essere politicamente disperato poichè comprende di aver completamente deluso i cittadini che per buona parte non lo voteranno più, e prova l'ultima carta: quella che dovrebbe far leva sugli istinti più bassi e più scellerati, tentando inutilmente di suscitare pericolosi attriti e rancori,  invece di unire e cercare appoggi e sinergie positive e fruttuose come ogni sindaco dovrebbe fare in ogni istante del proprio mandato.


Una carta che offusca la ragione, avvelena le comunità e gli animi della gente. 

Un Sindaco che agita il campanilismo è ingiustificabile, è semplicemente un irresponsabile. Ogni leader dovrebbe saperlo, ma purtroppo Di Pangrazio dimostra ancora una volta di aver ridotto il ruolo del Sindaco a quello di una macchietta che si agita e strilla su un palco in cerca di applausi e consensi che però non arrivano, dimostrando in tal modo di non essere un leader, ma più semplicemente un rancoroso e decadente Masaniello di periferia.

Avezzano ha sopportato fin troppo.
Anche in questa occasione infatti è rimasta pietrificata in platea con lo sguardo spaesato e rassegnato, rifiutando i moduli comunicativi violenti e l'antagonismo insensato contro L'Aquila, utilizzati da un Sindaco alla disperazione.
Il Capoluogo della Marsica da sempre combatte contro il campanilismo gratuito - che porta solo all'emarginazione delle aree interne - a  favore dei progetti positivi di collaborazione ed alleanza, e non certo  faide, tra Avezzano, L'Aquila e Sulmona poichè sa bene che il campanilismo indebolisce tutti  e che solo l'unione fa la forza.
La storia insegna che le aree interne sono sparite in Abruzzo come leadership politica a partire dagli anni '70 proprio per colpa dei municipalismi esasperati, e da allora  sono arretrate anche dalle politiche regionali.
La guerra con L'Aquila e Sulmona non conviene a nessuno, certamente non conviene all'Avezzano della gente perbene, alla città moderna che ragiona con la testa e che punta al benessere ed alla stabilità.

L’accordo tra le aree interne si deve fare, perché è una necessità per tutti noi, per contare di più in Regione ed a Roma. E si farà, ovviamente senza i Di Pangrazio, la cui politica di deteriore retroguardia è ormai una palla al piede dello sviluppo economico e civile della Marsica intera.

Il sindaco conclude il suo insensato discorso dicendo "Abbiamo riaperto il Parco ARSSA... questo è il più grande orgoglio, la più grande soddisfazione di un sindaco che dopo 4 anni può dire il mio sogno si è verificato".
Beh, ad osservare gli sguardi dei cittadini verrebbe da dire che la città dopo 4 anni di amministrazione ha ancora bisogno di cose ben più importanti per il proprio benessere.
A partire dalla stessa riqualificazione di Villa Torlonia che era già di proprietà dei cittadini ma che versa ancora in uno stato di abbandono e incuria come purtroppo la maggior parte della città.
E che forse il sogno realizzato dopo 4 anni da un sindaco che ha per fratello il  Presidente del Consiglio regionale avrebbe potuto essere ad esempio quello di veder finalmente riparate strade e marciapiedi della città, o la riqualificazione - appunto - di Villa Torlonia, o la realizzazione dell'arredo urbano del centro città, come aveva promesso di fare...

 

Redazione Avezzanoinforma