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Lunedì 11 Dicembre 2017

Cultura 18:25

“Amara Terra Mia” tra cultura popolare abruzzese, slava, albanese e…Modugno

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''Amara terra mia'': eseguito magistralmente da Ermal Meta nella serata cover durante il festival di Sanremo, è un brano che ha molto a che vedere con la musica popolare abruzzese. Ma le origini sono più antiche, e vengono dall'altro lato del Mar Adriatico.


''Amara terra mia'' fu cantata da Domenico Modugno che l'ha presentato come brano struggente e ben presto divenuto archetipo della musica pugliese trattando un tema doloroso come quello dell'emigrazione. Il tutto, erroneamente. Il brano è tratto da "Con l'affetto della memoria", il 19º album di Domenico Modugno, pubblicato nel 1971. Il
testo è stato scritto da Enrica Bonaccorti.

 


Modugno, per la Siae, è il compositore del pezzo, se non fosse che non ha cambiato una nota del brano appartenente alla cultura popolare abruzzese della Majella orientale e che si intitola ''Addije, addije amore''.


Ma, come ci aiuta a conoscerne di più Camillo Berardi, compositore di canti abruzzesi di ispirazione popolare, il brano ha origini più lontane. Il canto infatti, di autore anonimo, è giunto in Abruzzo con i profughi slavi, entrando di fatto poi nella tradizione abruzzese. Ma non perse le sue caratteristiche: una melodia struggente, un canto monodico, ovvero da eseguire a una voce sola e solitamente cantato da una voce femminile.

 


Storicamente, le immigrazioni slave sulla costa abruzzese sono iniziate nel 1400, con ondate successive. Con i loro miseri bagagli, ai migranti rimaneva il loro bagaglio culturale, fatto di canzoni che accompagnavano il loro viaggio per mare. Cantare nella loro lingua, le loro canzoni, era segno- come lo è ora- di quel cordone ombelicale che
da sempre lega le persone alle loro origini.


Molti canti, ormai divenuti abruzzesi, hanno origine slava. Tra loro possiamo ricordare ''Il lamento di una vedova'', brano anche chiamato ''Scuramaje''. Il brano, come è intuibile, è il lamento funebre di una vedova che canta struggente la perdita del suo marito. Questo canto è stato denominato in vari modi (Mara maje, Scura maje, con la i, con la j, tutto attaccato etc..) e si hanno varianti letterali e musicali nei diversi centri abruzzesi.

 

 

Tornando ad ''Amara terra mia'', Domenico Modugno non ha cambiato una nota dell'antica melodia slava. Il brano originale, essendo anonimo, non era tutelato dalla SIAE prima che Modugno lo depositasse come una sua composizione.
Ermal Meta, eseguendo il brano a Sanremo crede di aver cantato Modugno: ma non è così. Indirettamente, con una voce acuta e malinconica, è andato all'origine del canto.
Essendo poi di origine albanese, ha cantato quello che aveva nel sangue: un brano slavo, nato vicino alla sua terra, che ha abbandonato in cerca di un paese migliore dove vivere. Cantato con il dolore di chi se ne va, con lo struggimento della malinconia che consuma la voce.
Ludovica Salera