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Domenica 25 Giugno 2017

Cronaca 12:38

«Mio fratello Marco non si è suicidato», la battaglia per la verità di Fabrizio Carli

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«Vogliamo soltanto sapere come è morto mio fratello. Nulla di più della verità». Fabrizio Carli è il fratello di Marco, il 33enne di Avezzano morto per un colpo di pistola nella propria abitazione il 3 giugno del 2015. Da quella sera Fabrizio sta portando avanti una ostinata ricerca della verità: «Sì, la verità in mezzo a molti dubbi perché mio fratello non si sarebbe mai suicidato, era un ragazzo solare amico di tutti, impegnato nel portare avanti il suo progetto di lavoro».

 

Per Fabrizio Carli i dubbi iniziano a materializzarsi fin da subito: «Mio fratello aveva un regolare porto d’armi, con la sua pistola si esercitava al tiro in un poligono quindi conosceva bene come si utilizza un’arma. Quando ho fatto il riconoscimento cadaverico ho visto i fori provocati dal proiettile e qualcosa non mi tornava. All’inizio comunque avevo fiducia nelle indagini ma, dopo che ci diedero subito la notizia “scontata” del suicidio, nessuno ha poi provato a spiegarmi qualcosa. Così tre mesi dopo, non avendo nessuna comunicazione, insieme al mio avvocato sono andato in Procura ad Avezzano per chiedere a quale punto fossero arrivate le indagini e lì ho saputo con sorpresa che il tutto era già stato archiviato come suicidio. Allora ho fatto richiesta di tutti i documenti relativi al caso, me li sono letti per bene e i dubbi sono aumentati».

 

A questo punto Fabrizio decide di rivolgersi a Martino Farneti, un perito balistico molto qualificato, al quale fornisce l’incartamento preso in Procura: «La perizia di Farneti riscontrava diverse incongruenze col suicidio o l’incidente. La Procura ha riaperto il caso nel luglio 2016, la stessa Procura ha rigettato la richiesta dell’esame del Dna sulla pistola e l’incidente probatorio con la riesumazione del cadavere. Coi miei avvocati Antonio Milo e Patrizia Coletta ci siamo opposti alla perizia balistica sulla pistola perché potrebbe danneggiare le tracce sulla stessa. Prima facciamo l’esame del Dna e poi, cosa che vogliamo fortemente anche noi, la perizia balistica».

 

Fabrizio Carli è deciso ad andare avanti «senza accusare nessuno, voglio soltanto la verità. E qui le domande che mi pongo sono: perché non sono stati sentiti i vicini? Perché la stanza dove è morto mio fratello è stata pulita neanche quattro ore dopo il decesso? Ad oggi non è ancora stato ritrovato il proiettile che dovrebbe essere ancora nel controsoffitto. Siamo partiti con l’avere dei dubbi ma quegli stessi dubbi adesso hanno dei fondamenti che poggiano su pareri di esperti».

 

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