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Lunedì 23 Ottobre 2017

Attualità 10:30

Una preghiera interreligiosa per Dramane Diabate, il “migrante economico” che sognava una terra nuova

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Dramane Diabate, del gruppo etnico dei Senoufo, nasce il 23 maggio 1995 nel villaggio di Sinfra in Costa d’Avorio. La madre muore di parto. All’età di dieci anni, dopo la morte del padre, viene affidato alla nonna. Nel 2012 lascia Sinfra e si dirige a Yamoussoukro, l’unica via per uscire dal Paese. Con una carovana arriva in Mali a Sikasso e da lì in Algeria, dove rimane lavorando come pastore.

 

Entra in Libia nel 2013 e resta per altri 18 mesi in una struttura di detenzione. Ne esce minato gravemente nel fisico. L’11 agosto 2015 arriva a Catania. Dopo il passaggio in due centri di accoglienza, la Prefettura lo affida alla Caritas Diocesana di Avezzano il 19 agosto dello scorso anno. È stato ricoverato negli ospedali di Tagliacozzo e di Avezzano, curato con dedizione umana e professionale, ma lo scorso 3 agosto è morto, a soli 22 anni. Il 16 dicembre aveva ottenuto la protezione sussidiaria.

È questa la storia del giovane sepolto al cimitero di Avezzano, accompagnato da una preghiera interreligiosa, alla presenza anche del vescovo diocesano Monsignor Pietro Santoro.

 

«Dramane: un cammino indicibile di povertà, di sofferenza e di vessazioni inseguendo il sogno di una terra nuova dove trovare mani accoglienti» scrivono dalla Caritas e dall’ufficio Migrantes della Diocesi di Avezzano. «Un’asettica radiografia di statistiche lo definisce uno dei “migranti economici” che attraversano il deserto e il mare. Ma nessuno di loro è un numero. Ognuno di loro è una storia che ci è consegnata, è una vita spezzata che ci è chiesto di ricomporre nel segno della fraternità, per non affogarla nel naufragio più terribile, l’oblio. Ciao Dramane. A.. rivederci».

 

Redazione Avezzano Informa