Sabato 21 Aprile 2018

Attualità 06:00

Oltre il ricordo, la Memoria

Il Giorno della Memoria dentro il discorso di Sergio Mattarella, con la testimonianza di Piero Terracina, nel giusto Don Gaetano Tantalo


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Il discorso del Presidente della Repubblica alla celebrazione del “Giorno della Memoria” al Quirinale è stato di quelli destinati a lasciare il segno.

Al cospetto di alcuni degli ultimi sopravvissuti italiani ai campi di sterminio nazisti, quello di Sergio Mattarella è stato un discorso coraggioso, diretto, denso di parole appuntite e privo di qualsiasi spazio per i fraintendimenti. È stato talmente limpido e trasparente che ci si poteva guardare attraverso, soprattutto per quanto concerne due aspetti che hanno assunto un significato dirimente a ottant’anni dal 1938, l’anno delle leggi razziali in Italia: la riaffermazione di un giudizio netto e vero sul fascismo e il bisogno di un’accresciuta attenzione verso fascismi e razzismi di ritorno.

Il capo dello Stato ha ricordato chiaramente come le leggi razziali fossero state ideate e scritte di pugno da Mussolini trovando poi ad ogni livello della società italiana connivenze, complicità, turpi convenienze, indifferenza. Per Mattarella «sorprende sentir dire, ancora oggi, da qualche parte, che il Fascismo ebbe alcuni meriti, ma fece due gravi errori: le leggi razziali e l'entrata in guerra. Si tratta di un'affermazione gravemente sbagliata e inaccettabile, da respingere con determinazione», e ancora: «Con la normativa sulla razza si rivela al massimo grado il carattere disumano del regime fascista e si manifesta il distacco definitivo della monarchia dai valori del Risorgimento e dello Statuto liberale». Sui rischi dell’oggi il Presidente è stato altrettanto netto: «Focolai di odio, di intolleranza, di razzismo, di antisemitismo sono infatti presenti nelle nostre società e in tante parti del mondo […] I cambiamenti rapidi e sconvolgenti che la globalizzazione comporta - le grandi migrazioni, i timori per lo smarrimento della propria identità, la paura di un futuro dai contorni incerti - possono far riemergere dalle tenebre del passato fantasmi, sentimenti, parole d'ordine, tentazioni semplificatrici, scorciatoie pericolose e nocive».

E Sergio Mattarella ha individuato l’antidoto per il rischio di un ritorno a quel tremendo passato nel custodire e tramandare la Memoria e nella Costituzione: «La Repubblica Italiana, nata dalla Resistenza, si è definita e sviluppata in totale contrapposizione al fascismo. La nostra Costituzione ne rappresenta, per i valori che proclama e per gli ordinamenti che disegna, l'antitesi più netta. L'indicazione delle discriminazioni da rifiutare e respingere, al suo articolo 3, rappresenta un monito. Il presente ci indica che di questo monito vi era e vi è tuttora bisogno».

Nel sito www.quirinale.it ci sono il testo e il video integrali dell’intervento di Sergio Mattarella: in questo 27 gennaio 2018 vale davvero la pena leggerlo o ascoltarlo vedendolo.

 

Ad assistere al discorso di Mattarella c’era Piero Terracina, uno degli ultimi ebrei italiani sopravvissuti allo sterminio di Auschwitz. Come non ripensare alle sue parole quando, per due anni consecutivi, è stato ospite a Civitella Roveto per raccontare, soprattutto ai più giovani, la sua Shoah.

«Vedevamo fiamme e scintille, erano i nostri morti, era un popolo che stava bruciando» esordì così Terracina che andò avanti per quasi due ore in una narrazione tanto lucida quanto emozionante e sconvolgente. Raccontò l’inferno, ripercorrendo passo dopo passo, la sua vita spezzata prima dalle leggi razziali, volute dal Fascismo e firmate dall’allora re d’Italia Vittorio Emanuele III, e poi dalla deportazione verso Auschwitz nei carri e nei treni, ammassati come animali, trattati come se non fossero neanche animali.

Nessuno dei presenti potrà mai dimenticare tanto facilmente la sua voce rotta dalla commozione e anche dall’indignazione, perché Terracina non si è limitato a raccontare ma, come lui stesso ha rivelato, il suo è stato un rivivere quell’abominio, quell’inumanità. Ha descritto quello che per lui era l’inferno, confessando che aveva 15 anni e non voleva assolutamente morire e sottolineando quanto sia importante fare memoria perché questa, a differenza del ricordo che termina con la persona, è come un filo che parte dal passato e si proietta nel futuro.

Il saluto finale di Terracina ebbe il sapore dolce del consiglio di un nonno saggio e pieno di esperienza: «Crescete nella solidarietà e ragionate sempre con la vostra testa per essere davvero liberi e per fare in modo che non si ripetano mai simili atrocità».

 

In questo Giorno particolare come non ricordare Don Gaetano Tantalo, prete nato a Villavallelonga e personalità che ha attraversato il tempo e allineato giustizia, solidarietà, storia e memoria. Uomo di profonda fede e carità, che oltre ad essere credente è stato credibile: in prima persona, dal settembre del 1943, per i nove mesi a seguire nascose nella sua casa parrocchiale di San Pietro a Tagliacozzo le famiglie ebree Orvieto e Pacifici, che aveva conosciuto a Magliano tre anni prima.

Nel giorno della memoria è necessario ricordare storie di valore come la sua, “giusto tra le nazioni”, che rischiò la vita per salvare degli ebrei. Proprio un’istituzione ebraica universale, il Memoriale di Yad Vashem, conferì il titolo di “Giusto tra le Nazioni” ai non ebrei che durante la Shoah, disinteressatamente e a loro rischio e pericolo, salvarono la vita agli ebrei. Il nome di don Gaetano è posto ai piedi di un albero piantato il 7 marzo 1982 nel Giardino dei Giusti a Gerusalemme.

Ma non solo ospitò e nascose le famiglie: in due occasioni don Gaetano si offrì in sostituzione di persone condannate a morte. A Villavallelonga nell’ottobre del 1943 riuscì ad evitare la distruzione del paese e l’uccisione dei suoi concittadini., fuggiti all’arrivo dei tedeschi e sospettati di essere partigiani. Alcuni mesi più tardi, a Tagliacozzo, riuscì a fermare l’esecuzione di dodici giovani arrestati prima che potessero sabotare una cabina elettrica e perciò condannati alla fucilazione. Una vita spesa per gli altri, in cui il bene non ha religione, si compie e basta.

Furono parecchi i sacerdoti in Italia a mostrare coraggio: l’assistenza operata da questi uomini spesso si scontrava contro la paura e la prudenza degli stessi vertici ecclesiastici tanto da portare un altro parroco italiano, don Enrico Bigatti, arrestato per la sua attività, a scrivere nel suo diario: “Ne ho piene le tasche della prudenza! Chi non ha paura?! Datemi aiuto e carità”.

Aiuto e carità: ecco la loro testimonianza di uomini, che va protetta e divulgata nel tempo. Grazie infatti all’apporto della Resistenza, al contributo della chiesa, alla solidarietà del mondo contadino e al coraggio silenzioso di singoli uomini come appunto il nostro Don Gaetano Tantalo, molti ebrei d’Italia sopravvissero all’Olocausto.

Molti pagarono i loro slanci d’altruismo, ma posti di fronte a un’ideologia che pretendeva di schiacciare e sterminare altri esseri umani colpevoli semplicemente di essere nati ebrei, seppero rispondere con fermezza riaffermando il valore supremo della persona.

Ancora oggi la loro vita e i loro semplici gesti, compiuti nel momento più tragico per l’intera storia dell’umanità, non possono che costituire un esempio e un modello, affinché, nel nome di Don Gaetano e di tutti i giusti, continueremo ad impegnarci nella difesa dell’umanità.

 

Luigi Salucci

Maria Caterina De Blasis

Ludovica Salera