Sabato 22 Settembre 2018

Attualità 06:10

Alcuni sindaci marsicani contro la chiusura degli ambulatori per le vaccinazioni: “L’ennesimo scippo”

Lunedì mattina, a Celano, una conferenza stampa congiunta con i primi cittadini di Celano, Trasacco, Aielli, Ovindoli, San Benedetto dei Marsi, Gioia nei Marsi e Collarmele


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«Uno scippo più che una riorganizzazione», queste le parole dei sindaci marsicani di Celano, Trasacco, Aielli, Ovindoli, San Benedetto dei Marsi, Gioia nei Marsi e Collarmele, e del consigliere provinciale Gianluca Alfonsi, in merito alla chiusura degli ambulatori, adottata dalla Regione Abruzzo e dalla Asl.

«Non rimarremo con le mani in mano» aggiungono «organizzeremo forme di protesta e faremo sentire a tutti l’importanza delle comunità da noi amministrate, già a partire da lunedì 23 aprile alle ore 11:00 attraverso una conferenza stampa indetta da tutti i sindaci che si svolgerà nella sala consiliare del Municipio di Celano».

 

I sindaci alzano quindi la voce per ribadire con decisione il dissenso al piano di riorganizzazione dei centri di vaccinazione. «La Regione dice e la Regione fa» dichiarano «ma solo per le province della costa, mentre la Regione dice e la Regione taglia nella Marsica. È l’ennesima scellerata decisione calata dall’alto, da parte della Regione Abruzzo, da soggetti che non conoscono o vivono nei territori interni dell’Abruzzo, che non ne conoscono le vicissitudini e le problematiche, l’ennesima beffa che penalizza i sindaci che quotidianamente si impegnano per mantenere servizi essenziali per i cittadini, essendone i dirimpettai più diretti. Soprattutto, non si capisce il perché si preferisca salvaguardare gli ambulatori di alcuni comuni rispetto ad altri anche più grandi e con bacini di utenza ben più numerosi. Ci auguriamo che questo non sia dovuto semplicemente al fatto che alcuni Comuni sono rappresentanti in seno all’assise regionale. Siamo curiosi dunque, di sapere quali sono le esigenze segnalate nelle istanze recapitate al Manager Rinaldo Tordera, da parte del Presidente del Consiglio regionale Giuseppe Di Pangrazio e dei consiglieri Lorenzo Berardinetti e Maurizio Di Nicola. Se queste abbiano tenuto in ben conto anche quelle delle comunità dove gli ambulatori sono stati chiusi».

 

«La politica regionale, essendo tale» argomentano i sindaci «dovrebbe avere una visone globale del territorio e curarne gli interessi in senso ampio, ragion per cui invitiamo i nostri rappresentanti locali regionali, ad andare oltre i confini dei soli comuni di origine, ma ad interessarsi anche degli altri che comunque rappresentano; rimane invece, l’ulteriore dimostrazione di come all’interno dello stesso comprensorio ancora oggi esistano cittadini di seria A e di serie B. Stiamo assistendo ad un nuovo scippo compiuto ai danni di una importante fascia di territorio interno, già privato da molti servizi e strutture essenziali, per non parlare di finanziamenti. Nelle motivazioni addotte dalla Asl si fa esplicito riferimento alla qualità e alla sicurezza del servizio. Vorremmo ricordare, tra le altre cose che secondo il regio decreto del 1931 il sindaco è la massima autorità locale di pubblica sicurezza e sanitaria. Chiediamo allora come sia possibile esercitare questa delicata funzione se il Comune viene privato di un tale essenziale servizio di base, che sono proprio le vaccinazioni dei bambini e quindi la salvaguardia della loro salute e delle persone che li circondano? Come sarà possibile garantire la corretta e trasparente fruizione di questo servizio da parte dei cittadini, soprattutto quelli meno abbienti? Vorremmo capire quali parametri sono stati tenuti in conto per chiudere determinati ambulatori rispetto ad altri e ribadire un concetto essenziale, ovvero che le politiche di razionalizzazione della spesa sanitaria, seppur giuste, non devono trascurare gli interessi dei cittadini, soprattutto dei bambini ed anziani, le fasce più deboli e penalizzate, che debbono rimanere sempre e doverosamente garantiti. Rimanendo aperti solo gli ambulatori di Avezzano, Tagliacozzo e Pescina, le prime dirette conseguenze ricadranno ovviamente sugli utenti provenienti dai comuni dove questi sono stati invece chiusi che dovranno sobbarcarsi delle spese extra e lunghi viaggi per raggiungere i centri di vaccinazione».

 

«Stucchevole e totalmente in controsenso» concludono infine gli amministratori «il fatto poi, che mentre dal Ministero della Sanità, ci si ripeta quasi quotidianamente in appelli verso i cittadini pro-vaccinazioni, in Regione Abruzzo proprio i centri di vaccinazione vengano chiusi: di quale sicurezza parliamo? Di quale salto di qualità? Di quale salute pubblica? Per questo faremo sentire con forza la nostra voce, la voce di un intero territorio che non è secondo a nessuno».

 

Redazione Avezzano Informa