Mercoledì 19 Dicembre 2018

Attualità 06:00

Scoprire la verità, cercare la giustizia, costruire la pace: a Capistrello si parla di Franco Giustolisi e dell’“armadio della vergogna”

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CAPISTRELLO. “Io dico che non ci può essere pace se non c’è giustizia”. Queste le parole di Franco Giustolisi che hanno accompagnato l’incontro dedicato al giornalista d’inchiesta scomparso nel novembre del 2014 dopo aver speso la sua vita, professionale e non solo, alla ricerca della verità.

Giustolisi, infatti, si è sempre occupato dei temi centrali della storia civile italiana: dal banditismo sardo ai sequestri calabresi, dal caso Mattei al Banco Ambrosiano, dalle stragi di mafia alla P2, dal terrorismo alla mala sanità. Nel 2004 arrivò poi l’“Armadio della vergogna”, l’opera a cui ha dedicato più di 20 anni di vita con la passione civile, il desiderio di giustizia e il coraggio che hanno sempre caratterizzato la sua attività.

 

L’incontro ospitato a Capistrello, il luogo in cui il 4 giugno 1944, 33 innocenti vennero uccisi dai nazifascisti e gettati in una fossa comune, ha ricordato proprio questa strage che accomuna il centro marsicano a tanti altri paesi che subirono la stessa furia cieca e criminale e contarono anche centinaia di morti; basti pensare a Marzabotto o a Sant’Anna di Stazzema. Al termine della II Guerra Mondiale, questi crimini, mentre erano ancora vivi nel ricordo di superstiti e testimoni, vennero chiusi in un armadio. E fu proprio Giustolisi ad aprire le ante di quell’armadio e a far conoscere all’opinione pubblica lo scandalo e la vergogna degli occultamenti, da parte della magistratura militare e della politica, di fascicoli con migliaia e migliaia di pagine che raccontavano le stragi nazifasciste in Italia rimaste senza colpevoli.

 

A ricordare Giustolisi e la storia di quegli anni, in un dibattito moderato dal presidente dell’ordine dei giornalisti della regione Abruzzo Stefano Pallotta, la figlia del giornalista, Livia, la quale, condividendo la stessa professione del padre, è una sorta di erede della sua stessa battaglia. Accanto a lei, lo storico Costantino Felice, il professor Francesco Letta, il presidente dell’Anpi Marsica, Giovanni D’Amico e il dottor Giovanni De Blasis, studioso di storia locale che ha raccontato un appassionante spaccato della Resistenza in Valle Roveto. Al convegno, aperto dagli onori di casa del sindaco di Capistrello, Francesco Ciciotti, erano presenti anche gli amministratori dei Comuni della Valle Roveto e della Marsica che hanno aderito all’associazione “33 martiri di Capistrello”, il neo senatore e giornalista Primo Di Nicola, il presidente del Consiglio Regionale, Giuseppe Di Pangrazio, i consiglieri regionali Maurizio Di Nicola e Lorenzo Berardinetti.

 

Dopo Sant’Anna di Stazzema, Marzabotto e Boves, è quindi Capistrello ad ospitare la IV edizione del premio di giornalismo d’inchiesta “Giustizia e Verità”, intitolato alla memoria di Giustolisi. Un premio che, come annunciato da Livia Giustolisi, rimarrà per due anni in Abruzzo, una regione che, a ridosso della linea Gustav, ha pagato con tante, troppe vite, l’occupazione nazifascista. Un premio che si concluderà il prossimo inverno ad Avezzano e che vedrà il coinvolgimento anche delle scuole e dei giovani, perché è facendo i conti con il passato che si può scoprire la verità e si possono gettare le basi per un futuro di libertà e giustizia. (Mc.dB.)