Lunedì 22 Aprile 2019

Cultura

Il libro della Mafai al Castello Orsini

Il libro della Mafai al Castello Orsini


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AVEZZANO. Castello Orsini apre le porte a “Una vita, quasi due”, libro autobiografico postumo di Miriam Mafai. L’opera, intrisa delle lotte contadine del Fucino, è stata iniziata dalla giornalista-scrittrice scomparsa nell'aprile del 2012 e completata da sua figlia, Sara Scalia.

 

L'evento organizzato dal Comune, in onore di una paladina dei diritti, è in agenda per venerdì 27 settembre, con inizio alle 9,30. La manifestazione, aperta a tutti, in particolare agli alunni delle scuole superiori della città, che vedrà gli interventi del sindaco Giovanni Di Pangrazio, della giornalista Nadia Tarantini, dell'onorevole Paola Concia, del figlio della Mafai, Luciano Scalia e dello storico Walter Capezzali, sarà un'occasione per conoscere meglio, attraverso le pagine di “Una vita, quasi due”, un importante periodo storico della Marsica, oltre che per onorare una grande combattente per la Marsica e per l'emancipazione femminile.

 

Fondamentale per la formazione della Mafai, infatti, fu l'esperienza vissuta ad Avezzano negli anni Cinquanta, come funzionaria del Pci, dove conobbe il marito, Umberto Scalia, sindacalista originario di Ortucchio. Erano gli anni delle Lotte contadine, della battaglia per la conquista delle terre dei Torlonia e la Mafai fu sempre in prima linea accanto ai braccianti e alle donne del Fucino.

 

Il legame della scrittrice è stato consegnato alla storia tramite le pagine del libro (edito da Rizzoli) dedicate ad Avezzano, dove cinquant'anni dopo, in risposta a Vittorio Foa, che le chiedeva se avesse mai creduto nella rivoluzione, lei risponde rammentando proprio l'esperienza del Fucino: "La terra quei contadini l'hanno ottenuta e molti di loro sono diventati democristiani. Pazienza. Ma quei figli di contadini che non potevano andare a scuola perché non avevano le scarpe e non conoscevano il sapore della carne, quei bambini poi le scarpe le hanno avute, hanno incominciato ad andare a scuola e mangiare la carne. A me questo sembrava già un pezzo di rivoluzione".