Cronaca 06:00

Centro San Domenico, ancora un rinvio

Le mamme porteranno la protesta fin dentro l’ufficio del presidente Chiodi


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Nulla di fatto per i ragazzi del Centro San Domenico, il giudice ha rimandato ogni decisione al 5 marzo prossimo prendendo altro tempo per fare un minimo di istruttoria volta a capire quali siano stati i criteri in base ai quali la Regione e la Asl hanno optato per il taglio dei servizi assistenziali.

 

Questo centro di cura e riabilitazione per persone con handicap fisici e psichici gravi che rischia di essere chiuso per i tagli regionali ai costi della sanità, fino a qualche giorno fa ospitava 25 ragazzi, oggi ne accoglie 24 perché nel frattempo uno di loro è deceduto. Allo stato attuale non sembrano esserci parametri obiettivi su cui giudicare e ognuno rimane con le proprie ragioni, sia dal punto di vista medico che da quello tecnico-amministrativo.

 

A nulla è valso il documento presentato dal neurologo Agostino Cialfi, direttore medico del San Domenico che ha in cura i ragazzi, richiesto la settimana scorsa dal giudice Giuseppe Giordano, “soffrono di patologie neuromotorie, cognitive, psicologiche e sociali, sono disturbi congeniti e così complessi da avere bisogno di un trattamento complesso e multidisciplinare continuo – il commento di Cialfi – l’approccio deve essere quello di qualità e quantità che solo il personale specializzato del centro è in grado di offrire, se il trattamento di cura venisse interrotto anche solo per brevi periodi ci sarebbero dei peggioramenti molto veloci”.

 

Assistite dagli avvocati Verdecchia, Puglielli, Colaiuta e D’Ascanio, le mamme ormai esasperate e arrabbiate per l’ennesimo rinvio hanno protestato e il giudice Giordano le ha ricevute nel suo studio per un confronto a viso aperto.

 

In sostanza al giudice non basta il parere del dottor Cialfi ma vuole sentirlo in contraddittorio e contestualmente con altri medici della Asl anche perché vuole vederci chiaro sulle decisioni prese dalla Regione e dall’azienda sanitaria, soprattutto sul perché quei pazienti che fino a poco tempo fa avevano diritto all’assistenza di colpo non ne avrebbero più bisogno.

 

In questa situazione di incertezza, l’esperienza di Sulmona può fare scuola: in quella città c’è un centro del tutto analogo a quello di Avezzano che si è trovato a misurarsi con gli stessi problemi. Siccome non ci sono centri uguali in tutta la provincia dell’Aquila i pazienti continuano a ricevere le cure in quel centro almeno fino a quando la Regione non ne metterà a disposizione uno nuovo e attrezzato per offrire lo stesso livello di cura e assistenza. E se va bene per Sulmona, dicono gli avvocati, non vediamo perché non debba andare bene anche per Avezzano.

 

Ma alle mamme tutto questo non basta, compatte hanno deciso che porteranno la loro protesta fin dentro l’ufficio del presidente Chiodi.

 

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